Ci siamo mai chiesti…

noi ce lo chiediamo sempre…

qualche volta…

che cosa siamo noi…

io che cosa sono. 

Io mangio, dormo, vivo. 

Sono in questo simile a qualsiasi animale: 

anche l’animale mangia, dorme vive. 

Però io penso. Ho questa facoltà. Ragiono. 

Io amo, io posso odiare,

ma soprattutto io penso,

perciò sono un uomo.

Questo è quello che mi distingue

da tutti gli altri esseri viventi. 

Ma come uomo sono l’unico?

Questo è quello che dobbiamo chiederci.

Sono io solo, io solo che lavoro, io solo che studio,

io solo che mi preoccupo di conoscere sempre di più? 

O in tutto il mondo ci sono altri uomini come me, che pensano, che studiano, che lavorano, 

che sudano, che soffrono…come soffro, lavoro, sudo e studio io. E noi.

Ecco perché io, tu, lui, loro, noi siamo tutti uguali in questo.

(Alberto Manzi – Non è mai troppo tardi- 1961)


Barbiana, 20 giugno 2017 - Vicenza, 20 dicembre 2020

40 mesi fa, il 20 giugno 2017, Papa Francesco si recava a Barbiana per rendere omaggio a Don Lorenzo Milani. Un gesto di ri-conoscimento dell’opera culturale, sociale, religiosa di Don Milani e di ri-legittimazione della sua figura nella missione della Chiesa Cattolica. 

Ritengo che il seguente passaggio del suo discorso possa stimolare qualche riflessione, anche da parte di chi non ne condivida la prospettiva religiosa ma si occupi di insegnamento linguistico e analfabetismo non soltanto “per lavoro”: 

Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia: questo insegna don Milani. Ed è la parola che potrà aprire la strada della piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole. Questo vale a suo modo anche per i nostri tempi, in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso, e di dare espressione alle istanze profonde del proprio cuore, come pure alle attese di giustizia di tanti fratelli e sorelle che aspettano giustizia. Di quella piena umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità."


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di Nereo Turati 

già docente alfabetizzatore

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