Approccio e metodi:                                                  qualche sintetica proposta di chiarimento

Didattica della letto-scrittura e glottodidattica perseguono obiettivi distinti di distinte competenze, che sono comunque articolazioni

di un unico progetto formativo della persona.

Per questo motivo esse condividono alcune premesse di base, o principi, che sono riconducibili all’approccio denominato “umanistico-affettivo” (Rogers, Gordon, Maslow, Krashen, Balboni). Tale approccio, pur costituendo un insieme generale di principi, valori, conoscenze orientate, scelte etico-sociali della/del docente, influisce comunque sicuramente sugli esiti degli apprendimenti specifici affidati, quest’ultimi, al metodo e alle tecniche didattiche proposte agli apprendenti.

Va detto che questa affermazione non è ancora suffragata da ricerche propriamente scientifiche nel campo dell’alfabetizzazione degli adulti, benché lo sia nella pratica “meditata” di molti docenti alfabetizzatori. È invece generalmente riconosciuta come valida nella glottodidattica, sia accademica che esperienziale.

Vale la pena dunque richiamare alcuni elementi strategici comuni utili ad un insegnamento efficace della lettura e scrittura.

 

1.  L’insegnamento è prioritariamente in funzione di bisogni e caratteristiche dell’apprendente. Quindi possiamo considerarlo una forma di “potenziamento” (enpowerment) delle risorse della persona, funzionale al suo “progetto di sviluppo personale”. Leggere e scrivere devono contribuire e armonizzarsi a tale progetto.

 

2. L’insegnamento è una forma di “facilitazione” dell’apprendimento e prevede

una negoziazione tra insegnante e apprendente (patto formativo).

 

3. L’apprendente va considerato nei suoi concreti contesti di vita e di esperienza, da cui trarre contenuti e verso cui orientare le attività. Va da sé che l’insegnante deve conoscere questi elementi di base relativi all’apprendente e al gruppo.

 

4. L’apprendimento procede per piccole aggiunte di elementi nuovi su elementi conosciuti, seguendo un “ordine naturale”, ossia una successione di elementi collocati in sequenza temporale (facile/difficile, semplice/complesso, noto/ignoto…, come pre-condizioni necessarie per poter acquisire gli elementi successivi. – vedi intake+1 di Krashen - zona di sviluppo prossimale di Vygotskij).

 

5. Il cervello è bimodale (gli emisferi sono specializzati: il sinistro con compiti di natura analitica, sequenziale, logica; il destro con attività di natura globale e simultanea) e lavora in modo “direzionale”, ossia le informazioni vengono comunque elaborate secondo

la direzione che va dall’emisfero destro (globalità, analogia, simultaneità) verso il sinistro (analisi, verbalizzazione, logica, sequenzialità). Quindi il cervello non si accontenta della “globalità” ma “mette a fuoco” i particolari (modal focusing), procedendo dal globale all’analitico. Per questo le attività didattiche vanno scandite in tre fasi: globale, analitica, sintetica (G.A.S.).

 

6. L’apprendimento è “significativo” se il contenuto è comprensibile e dotato di senso

(per chi apprende e chi insegna) e si alimenta, alimentandola a sua volta, di motivazione.

E l’insegnamento deve attivare “canali percettivi e stimoli emotivi diversi in modo

da accrescere la motivazione e la capacità di comprensione dell’apprendente”.

(P.Begotti – materiali  FILIM); 

 

7. La motivazione è il carburante dell’apprendimento, della scolarizzazione,

della formazione. Essa muove da elementi diversi (i principali: bisogno, piacere, dovere…), modulati e declinati dalle caratteristiche e dalla complessità di vita di chi sceglie

di apprendere.

 

8. Perché l’apprendimento diventi acquisizione (intesa come esito di conoscenza/esperienza in parte inconscia, basata sulle attività globali ed emotive dell’emisfero destro del cervello integrate da quelle analitiche e razionali dell’emisfero sinistro, basate sulla memoria a breve/medio termine) bisogna considerare e agire sul “filtro affettivo”, una forma di difesa psicologica, una barriera emotiva che la mente attiva quando l’apprendente è in uno stato di ansia, quando ha paura di sbagliare, di mettere

a rischio la propria immagine e quindi viene "minacciata" l’autostima.  

 


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